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	<title>Gilberto Romboli &#187; economia</title>
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	<description>Sviluppo sostenibile: l&#039;ottimismo del cambiamento</description>
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		<title>Il moltiplicatore di R. F Kahn e l&#8217;economia della creatività</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 04:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gilberto Romboli</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia della creatività]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concetto di moltiplicatore, nella teoria economica, venne introdotto per la prima volta da R. F Kahn. Keynes utilizzò il moltiplicatore per descrivere il rapporto fra il reddito e l&#8217;investimento (impiego di capitale) e, subordinatamente, il rapporto tra occupazione totale ed occupazione primaria impiegata direttamente negli investimenti.
La teoria afferma che un incremento degli investimenti ∆I porta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il concetto di <em>moltiplicatore</em>, nella teoria economica, venne introdotto per la prima volta da R. F Kahn. Keynes utilizzò il <em>moltiplicatore</em> per descrivere il rapporto fra il reddito e l&#8217;investimento (impiego di capitale) e, subordinatamente, il rapporto tra occupazione totale ed occupazione primaria impiegata direttamente negli investimenti.</p>
<p>La teoria afferma che un incremento degli investimenti<span style="text-decoration: line-through;"> </span>∆I porta ad un incremento della occupazione primaria che  rappresentiamo con ∆N2, mentre l&#8217;incremento totale dell&#8217;occupazione ∆N, dovuta all&#8217;investimento ed hai prodotti che di conseguenza si realizzano, sarà pari a  ∆ N = k ∆N2, dove k è il <em>moltiplicatore</em>.</p>
<p>In una economia globalizzata c&#8217;è da chiedersi se la teoria del moltiplicatore di R. F Kahn ha ancora una sua validità. Ritengo che l&#8217;indice di R. F Kahn vada per lo meno  corretto perché, grazie alla globalizzazione dell&#8217;economia, dove si consuma l&#8217;investimento non si consuma il prodotto e viceversa (la Cina è la fabbrica del mondo).</p>
<p>Nella nostra economia si affacciano modelli di business  nuovi come, per esempio, quello dell&#8217;open source in cui è difficile, se non impossibile, individuare i costi degli investimenti e in quale parte del mondo questi siano effettuati.</p>
<p>In un mondo in cui la creatività determina il valore economico<em> l&#8217;investimento potrebbe non richiedere capitali</em>. In questo caso l&#8217;indice di R. F Kahn non avrebbe più le sue basi e occorrerebbe pensarne ad uno sostitutivo.</p>
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		<title>Economia della creatività</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 05:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gilberto Romboli</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia della creatività]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;economia capitalista fondata sulla produzione industriale il prossimo modello economico sarà fondato sulla produzione di creatività quale bene a se stante.
L&#8217;economia creativa ci consentirà di diversificare la produzione, ridurre la produzione di massa a favore di specifici prodotti locali fino al ripristino dell&#8217;autoproduzione.
Istituire un modello della produzione di creatività  collaborativa a cui prenderanno parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l&#8217;economia capitalista fondata sulla produzione industriale il prossimo modello economico sarà fondato sulla produzione di creatività quale bene a se stante.</p>
<p>L&#8217;economia creativa ci consentirà di diversificare la produzione, ridurre la produzione di massa a favore di specifici prodotti locali fino al ripristino dell&#8217;autoproduzione.</p>
<p>Istituire un modello della produzione di creatività  collaborativa a cui prenderanno parte esperti che si trovano in qualsiasi parte del mondo.</p>
<p>La vita lavorativa si svolgerà in vari continenti e in diversi settori industriali.</p>
<p>Se così non fosse il destino sembra quello della depressione di massa.</p>
<p>Secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2030 la sola vera piaga sociale ed economica mondiale sarà la depressione: un male che già adesso è più diffuso di malattie più temute come cancro o Aids, e che nel prossimo ventennio affliggerà un numero sempre maggiore di individui. Secondo i dati dell’Oms, infatti, attualmente vi sono oltre 450 milioni di persone affette da disturbi dell’umore, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, e il numero sarebbe destinato ad aumentare drasticamente, fino ad arrivare a gravare sui sistemi sanitari nazionali più di qualsiasi altra malattia.</p>
<p>Un ipotesi che non voglio neppure prendere in considerazione. Il mondo è grande e gli uomini che lo abitano hanno grandi risorse.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-764" title="depressione male del futuro" src="http://www.gilbertoromboli.it/wp-content/uploads/2009/09/depressione-male-del-futuro1.jpg" alt="depressione male del futuro" width="668" height="565" /></p>
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