2009 un anno a tutto GAS per i “Gruppi di Acquisto Solidale”

Lo so che è un controsenso, in un anno in cui l’economia ha causato tanti dolori e fallimenti, parlare di successi ma per i Gruppi di Acquisto Solidale il 2009 è stato proprio un anno a tutto gas.

Un gruppo d’acquisto e’ formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari, di origine biologica e di provenienza locale (chilometri zero), o di uso comune da ridistribuire tra loro .

Un gruppo d’acquisto diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a colore che – a causa della ingiusta ripartizione delle ricchezze – subiscono le conseguenze inique del modello di sviluppo odierno.

Ogni GAS nasce per motivazioni proprie, spesso però alla base vi è una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante.

crescita GAS

Nel 2009 i gruppi di acquisto si sono sostanzialmente duplicati, oggi quelli censiti sono circa 600 ma si valuta che in tutta Italia siano almeno 1.000.

GAS una delle poche cose che nel campo economico del 2009 è cresciuta vertiginosamente.

Auguri di un buon anno a tutti i GAS italiani.

La direttrice dell’Ente Federale USA ha risposto alla mia e mail sulla economia verde

Dopo aver letto l’articolo della Dott.ssa Kristina J. Bartsch, direttrice dell’Ente federale USA, Occupational Outlook Division  Bureau of Labor Statistics e collaborattrice del Presidente Barack Obama, le ho scritto una e mail in cui chiedevo le ragioni per cui nelle loro previsioni occupazionali non compariva il contributo della economia verde. Vedi il post precedente.

Incredibilmente, per le abitudini e le consuetudini italiane, la direttrice dell’Ente Federale Kristina J. Bartsch, mi ha riposto!

Riporto la sua gentilissima e mail in cui spiega le ragioni della mancata valutazione della green economy nelle previsioni del Bureau of Labor Statistic, una lettura molto interessante anche perché riporta una richiesta del Presidente non nota in Italia.

Dear Mr. Romboli,

Thank you for your question about the 2008-18 employment projections.  I was out of the office last week and am just now catching up on my e-mail.

The BLS did not consider the green economy in the development of our projections because the green economy, in terms of employment and output, has not yet been defined or measured.  Without a definition or an agreed-upon list of the occupations and industries that comprise the green economy, it is not possible to measure the contributions of green activity to economic growth.  However, the BLS has been funded to develop a definition of and collect employment data for green jobs.  The paragraph below, from the President’s budget for BLS, summarizes this effort:

As the chief source of government data on jobs, BLS will work with other DOL agencies and key organizations, such as the Energy Information Administration, the Bureau of Economic Analysis, and the National Science Foundation, to define the green economy and then to produce data on green-collar jobs.  This initiative will produce regular quarterly tabulations of aggregate employment and wages for businesses whose primary activities can be defined as green, and produce information on the occupations involved in whole or in part in green economic activity.  These series, the first of which will be published in 2011, will be key to analyzing workforce trends in the green economy.

Although the “green economy” was not formally factored into the projections model, BLS staff did consider it as part of the specific industries and occupations we studied while preparing our employment projections, but it is not separately identified as such.  For example, if our research indicated that environment-related activities were expected to have some impact on the demand for a particular occupation, this would have been accounted for as the projections were developed.  Please click here to link to additional explanation of the projections methodology:  http://www.bls.gov/emp/ep_projections_methods.htm#occfactors

Nor did we include the impact of any proposed policies related to the green economy, which is consistent with our handling of other policy topics.

Thank you for your interest in the BLS projections.

Kristina Bartsch

Chief, Division of Occupational Outlook

Office of Occupational Statistics and Employment Projections
Bureau of Labor Statistics
2 Massachusetts Ave, NE
Washington, DC 20212

Previsioni della occupazione USA nel 2018, ma non vedo tracce della economia verde

Kristina J. Bartsch is direttrice dell’Ente federale USA, Occupational Outlook Division, Office of Occupational Statistics and Employment Projections, Bureau of Labor Statistics, pubblica un articolo in Monthly Labor Review di novembre scorso in cui fornisce la proiezione dei dipendenti USA tra nove anni, nel 2018.

previsione 2018 lavoro USAL’articolo è interessante per due ordini di ragioni: la prima è che il BLS predice per gli USA la progressiva deindustrializzazione manifatturiera a favore dei servizi alle imprese, la seconda è che non c’è nessun tipo di rimando allo sviluppo della “green economy” l’economia verde! Ho letto più volte l’articolo, niente.

Il clima globale è cambiato, quando cambierà la mentalità di chi si occupa di economia?

Cambiamento climatico, economia e conferenza di Copenhagen

Il Presidente Barack Obama, come del resto molti di noi, confida che l’innovazione tecnologica ci porti fuori dal problema delle emissioni di CO2, perché oggi mancano del tutto le condizioni geopolitiche che possano influenzare la “tigre” asiatica.

I numeri in questo caso sono quanto mai istruttivi.

Nel 1990 i lavoratori statunitensi rispetto a quelli di tutto il mondo erano il 23%, oggi il primo mondo conta 3 miliardi di lavoratori e solo l’1% di questi è statunitense mentre i lavoratori europei ammontano a circa il 2%. Il 95% dei lavoratori è asiatico!lavoratori I mondo

Il 95% di questi lavoratori aumentano di anno in anno il valore dei loro stipendi, le nazioni India e Cina in cui vivono presentano un PIL che cresce a due cifre e sono gli statunitensi i maggiori importatori dei loro prodotti. Il PIL americano è dato dal 72% dai consumi, se crolla il consumo ne risente l’intera sua economia. Inoltre i prodotti importati dalla Cina consentono al consumatore statunitense di combattere la drastica diminuzione del potere di acquisto dei loro stipendi.

I problemi da affrontare sono:

  1. come consentire l’aumento del benessere dell’enorme massa di popolazione asiatica contenendo le emissioni di CO2?
  2. come mantenere lo standard di vita occidentale senza usufruire  dell’importazione di prodotti dai paesi asiatici (la Cina è la fabbrica del mondo)?
  3. dati i due primi punti: come ridurre l’emissione dei gas serra in tempi utili?

Non dimentichiamo che una gran fetta del debito pubblico americano è in mano cinese e che anche la Cina ha capito che la sfida oggi è sulle tecnologie verdi. Barack Obama ha lanciato la sfida ma non è detto che siano gli Stati Uniti a vincerla.

Da ultimo: il modello economico occidentale ha il fiato corto, occorre quindi anche il coraggio di modificare il modello economico, non è sufficiente sperare in una tecnologia risolutiva.

PierLuigi Celli e la vita lavorativa dei giovani all’estero

Chi di noi si è recato all’estero per vacanze  o per lavoro e non ha notato nei paesi visitati una migliore organizzazione sociale, metropolitane estese in tutta la città, vagoni puliti e con aria condizionata, una educazione civica pervasiva, ecc… ?

Se posso scegliere per me e le mie figlie preferisco vivere in un Paese civile.

Per per molti italiani che oggi scelgono di lavorare all’estero  si tratta di una  fuga  dalla maleducazione dai soprusi e da un paese che non offre opportunità se non quella offerta dal Presidente Berlusconi nell’ultima campagna elettorale, sposare un ragazzo/a ricco/a.

Il futuro inizia con  l’imparare bene almeno una lingua straniera!

Ci prepariamo in tanti ad andarcene.

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/lettera-celli/lettera-celli.html

Se anche Pier Luigi Celli getta la spugna

Quando una azienda comincia a perdere colpi e dare brutti segnali i suoi uomini migliori cercano delle alternative e se ne vanno.

Tra i miei amici pochissimi non hanno almeno un figlio all’estero, e chi non c’è ancora andato si prepara ad andarci o è fra i suoi sogni.

La Repubblica di oggi pubblica una “lettera” di Pier Luigi Celli, in cui invita suo figlio ad emigrare in un paese che sappia dare opportunità.

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html#commenta

Via via, vieni via di quì

niente più ti lega a questi luoghi

neanche questi fiori azzurri

it’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful

good luck my baby …

(Paolo Conte)

La leadership nella gestione aziendale

Ho partecipato ad un Ignite organizzato da Romagna Business Club, ecco il video dell’intervento in cui rilevo alcune caratteristiche che connotano un leader ricavandole  dall’operato del più grande tra i profeti – Mosè – così come ci perviene dal racconto della Torà.

Bando finanza agevolata industria 2015 “Nuove tecnologie per il made in Italy”

Il bando “Nuove Tecnologie per il Made in Italy” del programma lanciato dall’ex ministro Bersani è alla fase conclusiva, i programmi definitivi devono essere presentati entro i primi di novembre 2009.

Il bando prevede che per le piccole e medie imprese ci sia una canale preferenziale di accesso con un fondo complessivo di 25 milioni di euro. I progetti di questa categoria ammessi alla fase di istruttoria finale sono un totale di 47 aggregazioni di imprese. Considerando che il finanziamento è a fondo perduto per un massimo del 50% e che per ogni aggregazione possiamo stimare un contributo ai costi medio di 1,4 milioni i progetti che verranno ammessi potrebbero non essere  più di 17.

Saranno eliminati circa il 70% dei progetti ammessi alla seconda fase istruttoria.

Segui i finanziamenti agevolati anche su  www.finanzaagevolataindustria.com/

made in italy grafico

Le PMI in USA, sono ben il 99,7% di tutte le imprese statunitensi

Il Tesoro degli Stati Uniti  lancerà un nuovo programma volto a aiutare i prestiti alle piccole imprese mettendo a disposizione 700 miliardi dollari.

Le PMI, anche negli USA impiegano lavoratori più di qualsiasi altro settore economico. Sfatiamo quindi che le PMI siano una specificità tutta italiana!

Negli Stati Uniti una delle ragioni per cui la recessione è stata così grave è dovuta alla chiusura di molte PMI. Ci sono circa 6 milioni di piccole e medie imprese negli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti d’America le  PMI:

• Costituiscono il 99,7 per cento di tutte le imprese.
• Impiegano la metà di tutti i dipendenti del settore privato.
• Hanno generato 60-80 per cento dei nuovi posti di lavoro all’anno negli ultimi dieci anni.
• Creano  più del 50 per cento del prodotto interno lordo (PIL).
• Registrano 13-14 volte più brevetti per dipendente delle grandi imprese.
• Impiegano il 41 per cento dei lavoratori ad alta tecnologia (come scienziati, ingegneri e softwaristi).
(Fonte: Cornell School of Industrial and Labor Relations, Basesky e Sweeney)

Questa è la foto dei nostri competitors statunitensi.

La formazione degli imprenditori innovativi, una scelta strategica del Governo Federale

sbalogoNegli Stati Uniti (ma forse non solo) si stanno diffondendo i corsi di imprenditorialità sia presso le università che nei programmi dei  Master in Business Administration (MBA).

Uno studio sulla efficacia dei corsi per diventare imprenditori è stato promosso dalla Small Business Administration una agenzia governativa che aiuta, consiglia, assiste e protegge gli interessi delle piccole aziende e che riferisce direttamente al Presidente Barack Obama. Questo studio è nato da una ricerca condotta dalla Ewing Marion Kauffman Foundation to the Berkley Center for Entrepreneurial Studies of New York University.

I dati salienti che si possono leggere nel report, a mio avviso, sono che:

  • la formazione imprenditoriale universitaria può diventare un business;
  • la formazione, per essere efficiente, deve essere impartita a soggetti giovani;
  • chi ha partecipato a corsi di imprenditorialità è interessato ad offrire nuovi prodotti o servizi, ottenere brevetti, utilizzare tecniche produttive differenti da quelle usate oggi giorno.

La  storia dimostra (in particolare in quella italiana è successo più volte) che in una nazione in cui si producono invenzioni di valore ma poi mancano imprenditori innovativi con la preparazione e le conoscenze necessarie per garantire che tali invenzioni si trasformino in aziende di successo, in quella nazione la crescita economica langue.

Ne consegue che preparare un organico di imprenditori innovativi è indispensabile per un’economia forte.

Gli inventori forniscono un contributo diretto alla crescita economica attraverso i loro studi ma sono gli imprenditori che trasformando le invenzioni in prodotti presenti sul mercato che fanno progredire l’economia.

In generale, qualsiasi individuo che avvia una nuova impresa è considerato un imprenditore, tuttavia molti di questi individui creano semplicemente un doppione di altre imprese in quanto  non portano nuovi prodotti o innovazioni sul mercato. Questi “imprenditori replicanti” sono, ovviamente, importanti per l’economia ma non sono i fautori fondamentali della crescita economica.

Scarica lo studio al seguente link: Toward effective education of Innovative Entrepreneurs in Small Business