Finalmente si è conclusa l’istruttoria del bando Industria 2015 Nuove tecnologie per il Made in Italy, il progetto presentato dalla Società di Fisca Applicata PHIAP Srl di cui sono amministratore è stato selezionato e finanziato.
Il progetto svilupperà uno strumento chirurgico che consentirà al chirurgo che interviene nelle fratture del femore di fissare il chiodo endomidollare tramite un dispositivo meccanico guidato da una serie di innovativi sensori elettronici.
La ricerca sarà sviluppata con la partnership del Dipartimento di Ingegneria di Bologna e l’Università di Pisa Dipartimento di traumatologia clinica.
Nel 2009 i fondi di venture capital israeliani hanno raccolto capitali per soli 229 milioni dollari, un calo del 72 per cento rispetto ai 803 milioni dollari raccolti nel 2008, il terzo più basso importo annuo raccolti nel corso dell’ultimo decennio.
La diminuzione della raccolta di capitale da parte dai fondi di rischio israeliani riflette una tendenza globale. Nel 2009, ad esempio, i Venture Capital statunitensi hanno subito una diminuzione della raccolta del 48 per cento rispetto al 2008.
In diciotto anni, tra il 1992 e il 2009, i fondi di capitale di rischio israeliano raccolto circa 13,3 miliardi dollari, esclusivamente riservata agli investimenti in start-up high-tech israeliane. Di questa somma, 9,4 miliardi dollari (70 per cento) è stata raccolta, tra il 2000 e il 2009.
Secondo le stime di IVC, all’inizio del 2010 il capitale disponibile per il primo e il follow-on
è di circa $ 1,2 miliardi (al netto delle commissioni di gestione e spese operative). Di tale importo, le stime IVC dicono che $ 400 milioni saranno stanziati per il primo roud di investimento i restanti saranno riservati al hai successivi follow.
Per il 2010 si prevede una raccolta di 500 $ milioni di euro da parte dei fondi israeliani.
In Italia, secondo i dati forniti da AIFI, nel 2009 gli investimenti nel settore early stage sono state di 98 milioni di euro! Insomma il mercato italiano, rispetto a quello israeliano, è molto immaturo.
La fonte dei dati israeliani è data da IVC (Israeli Venture Capital) www.ivc-online.com
Il Presidente Barack Obama annuncia il progetto per la riforma statunitense della scuola primaria e secondaria. Nel discorso settimanale descrive i principi che sono alla base della riforma.
Per noi italiani è interessante cogliere le differenze tra i principi che ispirano la riforma Gelmini e quella di Barack Obama!
Alcuni passi:
What matters to you – what matters to our country – is not what happens in the next election, but what we do to lift up the next generation. And the fact is, there are few issues that speak more directly to our long term success as a nation than issues concerning the education we provide to our children.
Our prosperity in the 20th century was fueled by an education system that helped grow the middle class and unleash the talents of our people more fully and widely than at any time in our history. We built schools and focused on the teaching of math and science.
Of course, other nations recognize this, and are looking to gain an edge in the global marketplace by investing in better schools, supporting teachers, and committing to clear standards that will produce graduates with more skills. Our competitors understand that the nation that out-educates us today will out-compete us tomorrow. Yet, too often we have failed to make inroads in reforming and strengthening our public education system – the debate mired in worn arguments hurled across entrenched divides.
For we know that the level of education a person attains is increasingly a prerequisite for success and a predictor of the income that person will earn throughout his or her life. Beyond the economic statistics is a less tangible but no less painful reality: unless we take action – unless we step up – there are countless children who will never realize their full talent and potential.
I don’t accept that future for them. And I don’t accept that future for the United States of America. That’s why we’re engaged in a historic effort to redeem and improve our public schools: to raise the expectations for our students and for ourselves, to recognize and reward excellence, to improve performance in troubled schools, and to give our kids and our country the best chance to succeed in a changing world.
Ikea lancia un messaggio accattivante … al ristorante, al bar e al Bistrot ti vogliamo bene.
Nei ristoranti della propria catena Ikea ha fatto una scelta: servire alimenti salutari nel rispetto dell’ambiente e di chi li produce.
Sono stati eliminati gli ingredienti OGM, i grassi idrogenati e i glutammati. I salmoni provengono da allevamenti sostenibili (Salmon Dialogue) e i prodotti a base di pesce non provengono da specie minacciate di estinzione secondo le direttive elaborate dal WWF.
Nell’ultimo anno per i punti di ristoro della catena sono stati acquistati più di 1.500 tonnellate di prodotti biologici, a partire dal pane, dal latte e dallo zucchero. Il caffè è prodotto secondo le condizioni responsabili dal punto di vista sociale ed ambientale.
In tutti i ristoranti si sta eliminando la plastica ed è attiva la raccolta differenziata.
Sempre nell’opuscolo del ristorante Ikea si legge: L’alimentazione vegetariana e vegana rispetta maggiormente gli animali e favorisce iniziative che preservano e mantengono l’ambiente; basti pensare che per la produzione di un chilo di carne si utilizzano fino a trenta chili di vegetali, con un elevato consumo di risorse naturali.
Insomma, Mr. Ikea sta facendo scuola oltre che affari.
Le ultime notizie che leggo sulla stampa relativamente alle innovazioni tecnologiche fanno emergere attività che si concentrano nell’energia alternativa e nel settore della biotecnologie per nuove medicine e tecniche di riparazione di organi.
Queste attività sono molto promettenti e alcune di esse sembrano costituire delle killer application, ma tutte loro si contraddistinguono da un importante fabbisogno finanziario.
Per esempio il sistema per la produzione di energia della Bloom Energy ha richiesto, fino ad ora, investimenti per 400 milioni di dollari. Il sistema della BE offre molte speranze, non solo agli investitori, e risolverebbe molti problemi ambientali producendo energia puntualmente e senza emettere inquinanti.
Non è più tempo per le scoperte e le innovazioni fatte nel garage di casa?
“Mi rendo conto che per ogni storia di successo, ci sono altre storie, di uomini e donne che si svegliano con l’angoscia di non sapere da dove gli verrà il loro prossimo stipendio; che inviano, settimana dopo settimana il loro curriculum senza avere alcuna risposta. Questo è il motivo che fa del lavoro il nostro obiettivo principale, quello su cui, nel 2010, dobbiamo concentrarci.”
Il Presidente Obama
“I realize that for every success story, there are other stories, of men and women who wake up with the anguish of not knowing where their next paycheck will come from; who send out resumes week after week and hear nothing in response. That is why jobs must be our number one focus in 2010.” — President Obama
Negli Stati Uniti la perdita di posti di lavoro sembra terminata, nel febbraio 2009 si perdevano più di 700.000 posti di lavoro, oggi l’emorragia si è fermata.
Il Presidente Barack Obama ha impegnato 787 miliardi di dollari, tanto, ma ha dimostrato tanto coraggio per scelte che sono andate nella direzione giusta.
The American Recovery and Reinvestment Act, i 787 miliardi sono stati impiegati per:
Cut taxes for 95 percent of working families through the Making Work Pay tax credit
Cut taxes for small businesses
Provided loans to over 42,000 small businesses
Funded over 12,500 transportation construction projects nationwide, ranging from highway construction to airport improvement projects
Made multi-billion dollar investments in innovation, science and technology that are laying the foundation for our 21st century economy
Provided critical relief for state governments facing record budget shortfalls, including help to prevent cuts to Medicaid and creating or saving over 300,000 education jobs
Il Presidente G W Bush spese 700 miliardi per salvare le banche.
Se si guarda il grafico i soldi spesi da Barack Obama sono stati più efficaci.
Pochi tra coloro che si occupano di economia e pochissimi fra coloro si occupano di impresa si sono mai immaginati di mettere in dubbio l’importanza e la centralità della produttività del lavoro utilizzata per esprimere le capacità manageriali ed il progresso.
Oramai la produttività del lavoro ha l’aspetto di un concetto dogmatico e sottende all’idea che i risultati economici dipendono principalmente da come viene organizzato il lavoro e da quali strumenti vengono offerti per semplificarlo e per ridurne i costi.
Noi che ci occupiamo di sviluppo sostenibile sappiamo che la produttività del lavoro non è l’unico parametro con cui misurarsi ma riteniamo centrale incidere su due ulteriori fattori: la produttività delle risorse e quella della creatività.
Chi ritiene che l’allarme lanciato dagli scienziati sul riscaldamento globale e il depauperamento delle risorse ambientali sia appunto solo un allarme ha invece una fede incrollabile nella scienza tanto da ritenere che la ricerca risolverà brillantemente i problemi ecologici senza dover cambiare nulla del nostro attuale modello economico e di business.
Il paradosso è che non ritengono degni di fede i ricercatori quando parlano di disastro ambientale mentre nutrono una fede incrollabile nello sviluppo della scienza tanto da pensare che troverà soluzioni al problema ecologico.
Oggi Pietro Ichino sul Corriere della Sera pubblica una Lettera sul lavoro in cui solleva per l’ennesima volta il problema del lavoro nel nostro Paese.
La principale innovazione del capitalismo moderno fu la trasformazione in merce non degli uomini, come era nello schiavismo e nella servitù della gleba, ma del loro lavoro estratto da essi e venduto sul mercato dove può essere utilizzato razionalmente ricavandone surplus (Giorgio Ruffolo “Il capitalismo ha i secoli contati”).
Il problema principale di tutti i modelli economici è la piena occupazione.
Non è possibile tendere ad una qualsiasi economia sostenibile senza prevedere forme alternative di gestione del rapporto del lavoro rispetto all’attuale.
E’ il profitto che genera lavoro, ma è il meccanismo con cui viene prodotto il profitto che porta alla disoccupazione al di la del profitto generato.