Il principio base dell’economia: un euro oggi vale di più di euro domani

Il valore della moneta si deprezza nel tempo, questo principio è acriticamente accettato così come, per esempio, facciamo per la legge di gravità.

Quando una economia cresce sale anche l’inflazione a causa della maggiore richiesta di moneta commisurata al maggior quantitativo di prodotto disponibile al mercato.

La crescita è associata all’aumento demografico, e al reddito pro capite, che spinge la produzione, si tratta di una crescita  quantitativa, un numero maggiore di beni per una fascia più larga di popolazione.

La crescita dell’economia è associata ad un aumento dei costi che sono, in una economia a concorrenza perfetta, in equilibrio tra disponibilità di denaro per l’acquisto e risparmio da destinare ai futuri investimenti.

Il rendimento atteso dall’investimento deve essere, ovviamente, superiore al tasso di inflazione e quindi al tasso di sconto, che come sappiamo, in una economia in crescita, è maggiore di zero.  Si tratta di un cane che si morde la coda, l’economia cresce, i tassi crescono così come  i rendimenti.

Il meccanismo dell’interesse composto è una condanna ad una forsennata crescita (vedi il grafico) pena la disoccupazione e problemi sociali.progressione geometrica tasso interesse

Dovremmo trovare un sistema che non sottenda la regola che un euro domani valga meno di un euro oggi.

Keynes e le prospettive economiche viste in tempi di crisi

Nel 1930 John Maynard Keynes scriveva: “Negli ultimi tempi ci troviamo a soffrire di una forma particolarmente virulenta  di pessimismo economico. E’ opinione comune, o quasi, che l’enorme progresso economico che ha segnato l’Ottocento sia finito per sempre; che il rapido miglioramento del tenore di vita abbia imboccato, almeno in Inghilterra, una parabola discendente; e che per il prossimo decennio ci si debba aspettare non un incremento, ma un declino della prosperità.
A mio avviso si tratta di un fraintendimento molto vistoso di quanto ci accade intorno. Scambiamo per reumatismi quelli che in realtà sono disturbi della crescita, e in particolare di una crescita troppo veloce.
” ( da “Possibilità economiche per i nostri nipoti”)

Diversamente da quanto si poteva registrare nel 1930 oggi siamo di fronte alla presa di coscienza dei limiti di uno sviluppo fondato sul consumo di materie prime non rinnovabili utilizzate per produrre secondo  obiettivi che premiano la quantità e non qualità.

Non c’è pessimismo economico per la “green economy”.

Ricetta per il successo? Sviluppare reti solidali tra imprese, dipendenti e clienti

Per coloro che vogliono intraprendere la strada dell’innovazione ed avere successo non basta più sviluppare prodotti o processi innovativi, ma occorre anche predisporre nuove modalità di approccio al mercato e al consumatore.
Una modalità interessante è quella di sviluppare reti solidali tra imprese, dipendenti e clienti.

Non considerare nei modelli economici il valore d’uso delle materie non rinnovabili significa rapinare le generazioni future

Perché gli economisti hanno ignorato i limiti fisici delle risorse ambientali? L’errore è talmente macroscopico da lasciare molti dubbi sulla loro effettiva buona fede in particolare se riflettiamo sul fatto che la scienza economica è stata basata sul concetto di scarsità.
A mio parere gli economisti non hanno voluto introdurre il computo della perdita del valore d’uso derivante dalla distruzione di materia prima non rinnovabile quali il carbone o il petrolio per non attribuire al modello capitalista responsabilità sociali.
I prodotti costruiti utilizzando le materie prime non rinnovabili vengono ancor oggi capitalizzati al costo di produzione senza valorizzare sia la loro progressiva rarefazione sia i danni che producono all’ambiente. Si tratta di una rapina all’uomo di oggi ma sopratutto a quello delle prossime generazioni.

L’errore degli economisti: non considerare nei loro modelli il limite fisico delle risorse naturali

Gli economisti hanno ignorato di porre, nello sviluppo dei loro modelli, una condizione al contorno fondamentale, la questione della finitezza dei beni ambientali che oggi definiamo come questione ambientale.

Perché?  Nei prossimi articoli  la risposta!

Thomas Robert Malthus fu l’unico economista ad introdurre il concetto dei limiti naturali, nel 1798 pubblicò “An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society” in cui richiamava l’attenzione sulla prospettiva della scarsità. All’epoca fu vivacemente contestato in particolare quando sosteneva che l’incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente penuria di generi di sussistenza per giungere all’arresto dello sviluppo economico, poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità di alimenti, che crescono invece in progressione aritmetica (teoria questa che sarà poi ripresa da altri economisti per teorizzare l’esaurimento del carbone prima, e del petrolio dopo).

Un altro economista  eretico  fu Georgescu Rogen il quale faceva notare come “…l’economia è inserita nel più vasto contesto della biologia non attraverso relazioni meccaniche reversibili, come accade nei modelli matematici, ma attraverso relazioni dinamiche irreversibili nel tempo” (da Il capitalismo ha i secoli contati di Giorgio Ruffolo).

Queste valutazioni hanno una  importanza fondamentale per il futuro delle nostre imprese perché è ragionando in base a questi criteri che è possibile un futuro al di là della crisi attuale .

Il modello di business che sposa la visione di Malthus e di Georgescu Rogen consentirà, a chi è in grado di metterlo in pratica,  un enorme vantaggio competitivo.  Non occorre semplicemente sostituire i prodotti della economy con quelli della green economy occorre pensare ad un modello di business che presenti un rapporto con il mercato  diverso da quello che conosciamo.

Il libro L’Italia fatta in casa di Alberto Alesina e Andrea Ichino

Il libro di Alberto Alesina e Andrea Ichino “L’Italia fatta in casa.” Indagine sulla vera ricchezza degli italiani ha il merito di analizzare un aspetto importante della organizzazione sociale ed economica del nostro paese.alesina_ichino_copertina.1259080846

Il saggio ha molti meriti, fra questi il mettere a fuoco l’annoso  problema del lavoro femminile ma sopratutto il suo sfruttamento, la donna lavora ogni giorno 80 minuti in più dell’uomo.

Leggendo il libro ci si accorge che il discrimine tra l’uomo e la donna è il tempo a disposizione da poter dedicare all’attività lavorativa esterna alla casa, la donna italiana infatti assume, (per ragioni culturali) maggiori responsabilità domestiche il che la porta ad essere “fuori mercato”.

Il saggio dei due professori pone l’accento sulla sulla qualità di come si impiega il tempo essendo questo il parametro della produttività.

Il modello economico capitalista si incentra sulla quantità per tutti e sulla qualità per pochi, lo stesso principio vale nelle attività lavorative dove però il minimo comune denominatore è l’elevata quantità di ore da dedicare al lavoro.

Il nuovo paradigma economico potrebbe essere cercare un modello che consenta di raggiungere obiettivi di qualità della vita (lavorare meno) e dei prodotti per tutti? Perché non dovrebbe essere possibile?

Un nuovo modello economico equo-solidale

Se nel 1700 qualcuno avesse ipotizzato  un modello econo-politico alternativo alla monarchia lo avrebbero preso per un folle e forse bastonato. Nessuno poteva immaginare che meno di 100 anni dopo (1789)  la rivoluzione francese avrebbe spazzato via la monarchia assoluta e instaurato il sistema repubblicano e appena 60 anni da questa nel 1860 (Il capitale di Carl Marx fu scritto nel 1867) si sarebbe entrati nell’era capitalista.

Oggi le indicazioni che fanno prevedere il  termine del modello capitalista sono molto chiare: depauperamento delle risorse naturali, disumanizzazione dei rapporti sociali, crisi di riferimenti, ingresso nel mondo del lavoro di circa 2,8 miliardi di nuovi lavoratori asiatici, ecc…

Il nuovo modello o sarà basato su principi di equo-solidarietà oppure avremo una concorrenza che velocemente distruggerà quello che rimane.

2009 un anno a tutto GAS per i “Gruppi di Acquisto Solidale”

Lo so che è un controsenso, in un anno in cui l’economia ha causato tanti dolori e fallimenti, parlare di successi ma per i Gruppi di Acquisto Solidale il 2009 è stato proprio un anno a tutto gas.

Un gruppo d’acquisto e’ formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari, di origine biologica e di provenienza locale (chilometri zero), o di uso comune da ridistribuire tra loro .

Un gruppo d’acquisto diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a colore che – a causa della ingiusta ripartizione delle ricchezze – subiscono le conseguenze inique del modello di sviluppo odierno.

Ogni GAS nasce per motivazioni proprie, spesso però alla base vi è una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante.

crescita GAS

Nel 2009 i gruppi di acquisto si sono sostanzialmente duplicati, oggi quelli censiti sono circa 600 ma si valuta che in tutta Italia siano almeno 1.000.

GAS una delle poche cose che nel campo economico del 2009 è cresciuta vertiginosamente.

Auguri di un buon anno a tutti i GAS italiani.

La direttrice dell’Ente Federale USA ha risposto alla mia e mail sulla economia verde

Dopo aver letto l’articolo della Dott.ssa Kristina J. Bartsch, direttrice dell’Ente federale USA, Occupational Outlook Division  Bureau of Labor Statistics e collaborattrice del Presidente Barack Obama, le ho scritto una e mail in cui chiedevo le ragioni per cui nelle loro previsioni occupazionali non compariva il contributo della economia verde. Vedi il post precedente.

Incredibilmente, per le abitudini e le consuetudini italiane, la direttrice dell’Ente Federale Kristina J. Bartsch, mi ha riposto!

Riporto la sua gentilissima e mail in cui spiega le ragioni della mancata valutazione della green economy nelle previsioni del Bureau of Labor Statistic, una lettura molto interessante anche perché riporta una richiesta del Presidente non nota in Italia.

Dear Mr. Romboli,

Thank you for your question about the 2008-18 employment projections.  I was out of the office last week and am just now catching up on my e-mail.

The BLS did not consider the green economy in the development of our projections because the green economy, in terms of employment and output, has not yet been defined or measured.  Without a definition or an agreed-upon list of the occupations and industries that comprise the green economy, it is not possible to measure the contributions of green activity to economic growth.  However, the BLS has been funded to develop a definition of and collect employment data for green jobs.  The paragraph below, from the President’s budget for BLS, summarizes this effort:

As the chief source of government data on jobs, BLS will work with other DOL agencies and key organizations, such as the Energy Information Administration, the Bureau of Economic Analysis, and the National Science Foundation, to define the green economy and then to produce data on green-collar jobs.  This initiative will produce regular quarterly tabulations of aggregate employment and wages for businesses whose primary activities can be defined as green, and produce information on the occupations involved in whole or in part in green economic activity.  These series, the first of which will be published in 2011, will be key to analyzing workforce trends in the green economy.

Although the “green economy” was not formally factored into the projections model, BLS staff did consider it as part of the specific industries and occupations we studied while preparing our employment projections, but it is not separately identified as such.  For example, if our research indicated that environment-related activities were expected to have some impact on the demand for a particular occupation, this would have been accounted for as the projections were developed.  Please click here to link to additional explanation of the projections methodology:  http://www.bls.gov/emp/ep_projections_methods.htm#occfactors

Nor did we include the impact of any proposed policies related to the green economy, which is consistent with our handling of other policy topics.

Thank you for your interest in the BLS projections.

Kristina Bartsch

Chief, Division of Occupational Outlook

Office of Occupational Statistics and Employment Projections
Bureau of Labor Statistics
2 Massachusetts Ave, NE
Washington, DC 20212

Previsioni della occupazione USA nel 2018, ma non vedo tracce della economia verde

Kristina J. Bartsch is direttrice dell’Ente federale USA, Occupational Outlook Division, Office of Occupational Statistics and Employment Projections, Bureau of Labor Statistics, pubblica un articolo in Monthly Labor Review di novembre scorso in cui fornisce la proiezione dei dipendenti USA tra nove anni, nel 2018.

previsione 2018 lavoro USAL’articolo è interessante per due ordini di ragioni: la prima è che il BLS predice per gli USA la progressiva deindustrializzazione manifatturiera a favore dei servizi alle imprese, la seconda è che non c’è nessun tipo di rimando allo sviluppo della “green economy” l’economia verde! Ho letto più volte l’articolo, niente.

Il clima globale è cambiato, quando cambierà la mentalità di chi si occupa di economia?