L’errore degli economisti: non considerare nei loro modelli il limite fisico delle risorse naturali
Gli economisti hanno ignorato di porre, nello sviluppo dei loro modelli, una condizione al contorno fondamentale, la questione della finitezza dei beni ambientali che oggi definiamo come questione ambientale.
Perché? Nei prossimi articoli la risposta!
Thomas Robert Malthus fu l’unico economista ad introdurre il concetto dei limiti naturali, nel 1798 pubblicò “An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society” in cui richiamava l’attenzione sulla prospettiva della scarsità. All’epoca fu vivacemente contestato in particolare quando sosteneva che l’incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente penuria di generi di sussistenza per giungere all’arresto dello sviluppo economico, poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità di alimenti, che crescono invece in progressione aritmetica (teoria questa che sarà poi ripresa da altri economisti per teorizzare l’esaurimento del carbone prima, e del petrolio dopo).
Un altro economista eretico fu Georgescu Rogen il quale faceva notare come “…l’economia è inserita nel più vasto contesto della biologia non attraverso relazioni meccaniche reversibili, come accade nei modelli matematici, ma attraverso relazioni dinamiche irreversibili nel tempo” (da Il capitalismo ha i secoli contati di Giorgio Ruffolo).
Queste valutazioni hanno una importanza fondamentale per il futuro delle nostre imprese perché è ragionando in base a questi criteri che è possibile un futuro al di là della crisi attuale .
Il modello di business che sposa la visione di Malthus e di Georgescu Rogen consentirà, a chi è in grado di metterlo in pratica, un enorme vantaggio competitivo. Non occorre semplicemente sostituire i prodotti della economy con quelli della green economy occorre pensare ad un modello di business che presenti un rapporto con il mercato diverso da quello che conosciamo.