Dopo l’economia capitalista fondata sulla produzione industriale il prossimo modello economico sarà fondato sulla produzione di creatività quale bene a se stante.
L’economia creativa ci consentirà di diversificare la produzione, ridurre la produzione di massa a favore di specifici prodotti locali fino al ripristino dell’autoproduzione.
Istituire un modello della produzione di creatività collaborativa a cui prenderanno parte esperti che si trovano in qualsiasi parte del mondo.
La vita lavorativa si svolgerà in vari continenti e in diversi settori industriali.
Se così non fosse il destino sembra quello della depressione di massa.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2030 la sola vera piaga sociale ed economica mondiale sarà la depressione: un male che già adesso è più diffuso di malattie più temute come cancro o Aids, e che nel prossimo ventennio affliggerà un numero sempre maggiore di individui. Secondo i dati dell’Oms, infatti, attualmente vi sono oltre 450 milioni di persone affette da disturbi dell’umore, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, e il numero sarebbe destinato ad aumentare drasticamente, fino ad arrivare a gravare sui sistemi sanitari nazionali più di qualsiasi altra malattia.
Un ipotesi che non voglio neppure prendere in considerazione. Il mondo è grande e gli uomini che lo abitano hanno grandi risorse.

Io ho sia la creatività che la depressione. M’ammazzo o divento il prossimo presidente di Confindustria?
Non credo che Cordero di Montezemolo sia disposto a lasciarti il posto, una soluzione intermedia ci sarà, no?