Private Equity made in China

Per la maggior parte del private equity occidentale questo è un periodo di tenebre disperazione.  Il loro mondo si è sgretolato, le operazioni di acquisizione si sono fermate in tutto il mondo, ad eccezione della Cina.  Il settore del private equity cinese è in controtendenza ed è all’orizzonte un interessante periodo di operazioni e guadagni.

Le ragioni. La Cina ha utilizzato in modo molto minore la leva finanziaria, ciò ha consentito ai PE cinesi di continuare a lavorare anche a seguito del crollo del mercato del credito. Il Private quity occidentale è invece strutturato per acquisire partecipazioni investendo poco del loro capitale e reperendo molto debito bancario. Senza l’accesso al debito bancario, molte imprese  di PE sono alla deriva,  sembra abbiamo dimenticato o perso l’abilità di valutare correttamente una società, analizzando i flussi di cassa solo per strutturare il ripianamento del debito e non in relazione al potenziale della società di svilupparsi sul mercato.

Gli investimenti  effettuati dalle società di Private Equity cinesi  sono tutt’altro che un esercizio di ingegneria finanziaria ma selezionano imprese molto solide e con  futuro luminoso.

Un ritorno 300% nell’arco di tre-cinque anni di quanto è stato investito è un obiettivo realistico per la maggior parte dei Private Equity cinesi.

Non c’è da stupirsi che molti impiegati delle società di Private Equity occidentali frequentino corsi di lingua cinese.

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Info su Gilberto Romboli

Laurea in Fisica alla Università di Bologna con una tesi teorica sullo studio delle dislocazioni di grandi masse, diploma MBA presso la Alma Graduate School. Mi occupo professionalmente e per passione di innovazione in tutte le sue coniugazioni.
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