Caso Englaro, morte delle regole di convivenza civile

Il padre di Eluana Englaro ha seguito la legge italiana, ha rispettato le regole della convivenza civile, ha scelto di battersi in Italia e non rifugiarsi nella vicina Svizzera per porre fine a quello che agli occhi di molti è un accanimento terapeutico.
Berlusconi ci è passato sopra, è passato sopra all’impegno civico che ha distinto il Sig. Englaro, ha confermato nel peggiore dei modi che la legge uguale per tutti non esiste. Esiste la legge del più forte.
Il caso Englaro non fa male solo alla convivenza civile del nostro Paese ma anche all’economia, conferma una volta di più che non si può far affidamento su regole certe.
In una democrazia pluralista fede e ragione operano su terreni diversi e prevedono cammini diversi per arrivare alle “verità”. Per i fedeli di qualsiasi religione vivere è conformarsi agli editti di Dio a prescindere dalle conseguenze. Basare la propria vita su impegni così inflessibili può essere sublime, basare la prassi politica su impegni del genere è pericoloso.
Oggi il nostro Paese è in questa disastrosa situazione.

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Info su Gilberto Romboli

Laurea in Fisica alla Università di Bologna con una tesi teorica sullo studio delle dislocazioni di grandi masse, diploma MBA presso la Alma Graduate School. Mi occupo professionalmente e per passione di innovazione in tutte le sue coniugazioni.
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