Il riequilibrio geoeconomico è nei fatti e non potrà essere fermato. Andrebbe governato ma non mi pare che ci siano le condizioni e la forza per farlo.
La produzione delocalizzata dei beni riduce la occupazione interna deprimendo il livello del consumo. Negli USA il consumo interno è stato, fino a ieri, artificialmente sostenuto con il debito, mentre nel nostro paese abbiamo assistito (impotenti) ad una progressiva ed inesorabile sotto occupazione che negli ultimi mesi di questo anno ha iniziato a trasformarsi in disoccupazione.
L’effetto di un tale processo sui paesi occidentali è la progressiva riduzione del tasso di crescita, discesa che si è accentuata nei decenni successivi al 1980 unitamente alla graduale riduzione del salario reale e precarizzazione del lavoro (l’Italia è all’avanguardia in questa diminuzione, perdendo ben 8,5 punti negli ultimi 20 anni pari al 20% del peso dei salari nell’economia italiana).
Nel caso italiano la flessibilità della manodopera, senza l’introduzione di ammortizzatori sociali, ha comportato una costante riduzione della domanda aggregata entrando così in un lungo ciclo di decrescita.
La crisi economica comporterà per tutti i paesi occidentali una pesante riduzione dei consumi interni che per il nostro Paese potrebbe rivelarsi devastante perché accelera un processo di deindustrializzazione che faticosamente stavamo cercando di diluire.
Le imprese italiane (dalla Fiat in giù) soffriranno moltissimo, diverse non avranno gli strumenti per sopravvivere in un mercato in crisi.
Ritengo che questa sia una fotografia parziale, un po’ sfuocata ma molto vicina alla realtà.
Dato questo scenario che cosa dovrebbero fare le imprese?
• La prima evidenza è che non si può contare sul mercato interno, la sostenibilità aziendale (in questo momento) e la crescita, passa solo tramite l’export. Solamente le imprese operanti in mercati protetti, poco (o per nulla) soggetti agli andamenti economici, possono operare all’interno dei confini nazionali anche se questo non consentirà loro prospettive di crescita.
• La seconda evidenza è la necessità di operare con imprese di grandi dimensioni dotate di una discreta cultura imprenditoriale. Per competere in una economia aperta a miliardi di nuovi consumatori, occorre contenere i costi di produzione (e quindi i prezzi di vendita) in quanto la crescita passa (necessariamente) dalla riduzione dei redditi reali. Solo le grandi imprese sono nelle condizioni di operare in economie di scala in modo da contenere ed ottimizzare i costi di produzione.
• La terza evidenza è l’innovazione tecnologica (radicale) l’unica opportunità che si presenta ad imprese di piccole o medie dimensioni per crescere, competere e svilupparsi. Questa è una gara in cui si partecipa mettendo in campo conoscenze, la creatività, capacità manageriali oltre a qualche risorsa economica. Occorre spendere benissimo i pochi denari rimasti per coprire efficacemente lacune di mercato.