L’attuale devastante crisi finanziaria dimostra come l’odierno sistema borsistico distrugga valore operando in palese dissociazione tra la formazione del risparmio e la sua utilizzazione per fini di investimento.
Oggi è molto chiaro come il groviglio delle manipolazioni finanziarie, che trovano nella borsa il centro operativo, non è essenziale per il mantenimento di una attività produttiva multiforme, dinamica e progressiva.
Le funzioni “ideali” che gli economisti attribuiscono al mercato azionario sono quelle di strumento allocativo delle risorse finanziarie che agiscono da forza disciplinatrice delle imprese così da spingerle al conseguimento dell’efficienza operativa.
Ma questa funzione “ideale” è palesemente falsa perchè il prezzo dei titoli è dissociato dalle effettiva potenzialità di guadagno della impresa e dal suo reale valore.
Fin tanto che nel mercato borsistico non si eliminerà la funzione speculativa l’intervento correttivo dei poteri pubblici giungerà solo quando sarà stato ingente l’ammontare del risparmio espropriato e il numero di persone coinvolte.
Seppure questa crisi abbia fatto palesare un capitalismo aggressivo e violento nessuno tra gli economisti e i politici ne ha svelato il volto, così che tuttora lo spregiudicato manipolatore di titoli esercita un fascino anacronistico.
La forza del mito, si sa, sta nella resistenza ai fatti che lo smentiscono.
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