La banca centrale cinese è con l’acqua alla gola e richiede capitali freschi, perchè detiene un trilione (mille miliardi di dollari) fra buoni del Tesoro americani e titoli di Fannie e Freddie (forse 350 miliardi), ritenuti «sicuri» come i Bot, perchè in qualche modo garantiti dal governo della unica superpotenza rimasta. Ora, su questi «investimenti», i cinesi hanno imbarcato perdite colossali, perchè il deprezzamento di quei titoli (che hanno perso quasi l’80 per cento) è stato potenziato da deprezzamento del dollaro (-21 per cento sullo yuan).
Un disastro annunciato: il Fondo Monetario aveva avvertito la banca centrale di Pechino di non continuare a comprare titoli esteri in così mostruosa sproporzione con il suo capitale, troppo modesto.
Come si fa, con un capitale di 3,2 miliardi di dollari, a comprare titoli americani per mille miliardi? Niente. La Cina ha continuato a incamerare i titoli USA, per due chiare ragioni: tenere basso lo yuan rispetto al dollaro, e dunque più competitive le sue merci esportate; fornire ai consumatori americani, a prestito, i soldi per comprare le sue merci. Ora si dibatte nella trappola che s’è costruita da sè.