Perdita di contatto con il sottostante
Fino alla fine dell’ottocento le banche erogavano credito industriale analizzando il progetto aziendale, il business industriale, insomma conoscevano l’impresa i sui prodotti nel dettaglio e ne approvavano le strategie. Poi il credito si è industrializzato e l’analisi della “bancabilità” si è concentrata sugli aspetti finanziari. E’ da allora che la finanza ha perso il contatto con il “sottostante” che finanzia.
Le banche hanno intuito che potevano ricavare di più, e senza rischi, dai servizi ai clienti invece che dal prestito del denaro. L’attività di credito è divenuta quindi il veicolo per vendere il servizio bancario al cliente. Per moltiplicare i clienti gli istituti finanziari hanno iniziato a utilizzare la leva finanziaria. La banca detiene, per esempio, il 10% del capitale che eroga, il resto lo acquista sul mercato. Vediamo in concreto un esempio. Se l’Istituto di Credito eroga 100 milioni di euro e su questo capitale il cliente paga alla banca uno sped dello 4%, l’istituto guadagna 4 milioni di euro corrispondente al 40% del capitale proprio. Ma questi ricavi sono nulla rispetto a quanto la banca ricava per i servizi. Pertanto il modello di business è avere molti clienti, a basso rischio di insolvenza, a cui offrire servizi. La banca non ha nessun interesse a capire il business dei propri clienti, la sua occupazione è quella di proteggersi dalle insolvenze tramite garanzie reali.
Ma nei tempi di avversità, il bel trucco del leverage funziona a rovescio. Se una banca perde un milione e non può attrarre nuovo capitale (come accade in questo periodo di crisi e diffidenza), deve ridurre i prestiti che fa, oppure vendere titoli che ha in portafoglio, non per 10 milioni, ma per 100.
La perdita di contatto con il valore del sottostante viene da lontano.