Costi della mancata programmazione economica
Le attuali vicende internazionali insorte sul finire del 2005 hanno posto in evidenza che nell’economia non ci si trova di fronte a difficoltà contingenti, ma strutturali.
Se l’attenzione pubblica si è concentrata sulla insufficienza dei prodotti petroliferi, in realtà situazioni di scarsità dell’offerta si manifestano in vari altri settori e per motivi diversi: prodotti cerealicoli, materiali da costruzione, carta, metalli.
L’epoca dello sviluppo facile appartiene al passato, avremo di fronte sistemi economici alle prese con l’inadeguatezza delle scorte.
E’ dal 1973 che subiamo ciclicamente picchi di aumenti dei prezzi delle materie prime.
Allora?
Dennis Robertson ricordava come la natura o la storia avessero sempre dimostrato di possedere in riserva una qualche carta per superare il temuto collasso ristagnista.
Ciò è determinato dagli effetti di sostituzione legate alle innovazioni di norma accelerate dallo stato di necessità.
Se questa fosse realmente (come pare) la dinamica economica lo sforzo di adattamento e di trasformazione non è né agevole né privo di costi.
Ho il sospetto che per noi italiani i costi saranno molto alti soprattutto per l’annoso distacco che nel nostro Paese c’è tra gli aspetti strettamente economici e gli aspetti sociali di una politica di programmazione.