Per coloro i quali, negli anni ottanta, si recavano all’estero l’Italia appariva quel che è oggi: un Paese poco stimolante e privo di coraggio.
L’indimenticato Indro Montanelli definiva gli italiani: “un popolo di accampati”.
Il nostro è un Paese in cui alberga un marcato individualismo amorale che ci fa accettare supinamente i privilegi delle “caste” per le quali non nutriamo repulsione ma solo invidie.
Più la nostra vita è misera e impotente e maggiore è la ricerca di una compensazione in quelle “caste” con le quali è sentimentalmente facile per noi identificarci, alimentando così un morboso anelito al potere che dimostra come sia radicata nella mentalità italiana una psicologia sociale pervertita dall’orribile contrasto tra la debolezza individuale da un lato e la pompa di un potere sfrenato dall’altro.
Ecco probabilmente perché i membri più poveri della comunità sono spesso i più sciovinisti.