La dottrina keynessiana attribuisce la disoccupazione ad una insufficienza della domanda complessiva dovuta ad inadeguatezza della spesa per fini di consumo e/o per fini di investimento.
In Italia diversi laureati sono impegnati in lavori non qualificanti e rispondenti alla loro effettiva preparazione culturale, il fenomeno è banalmente spiegabile ricorrendo all’assunto teorico precedente: le imprese esprimono una domanda occupazionale tradizionalmente inadeguata ai profili dei laureati.
I laureati che non provengono da una famiglia “importante” sono relegati a svolgere un ruolo di “risorsa umana commodities”.
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