“Open Innovation” è un termine coniato da Henry Chesbrough, professore e direttore del Center for Open Innovation di Berkeley.
L’idea centrale che sta dietro all’Open Innovation è quella che, in un mondo in cui la conoscenza è ampiamente distribuita, le aziende non possono permettersi di contare interamente sulla loro propria ricerca, ma dovrebbero preferibilmente comprare o disporre in licenza da altre aziende, i brevetti.
Inoltre, le invenzioni di proprietà (e quindi brevettate) che non sono utilizzate dalla azienda dovrebbero essere cedute.
In contrasto con la OI, l’innovazione chiusa si riferisce ai processi che limitano all’interno della azienda l’uso di conoscenza e fanno poco o nessun uso di conoscenza esterna.
Tra le aziende che promuovono l’Open Innovation ci sono: Procter & Gamble, InnoCentive, ecc. Prima della seconda guerra mondiale, l’innovazione chiusa era il paradigma con cui la maggior parte delle aziende si gestivano.
Tuttavia, negli ultimi anni il mondo ha visto avanzamenti importantissimi della tecnologia le quali, come per esempio Internet, facilita la diffusione delle informazioni.
La diffusione delle informazioni è inevitabile.
Quindi poichè questo fenomeno è inarrestabile le imprese devono imparare a conviverci e ad utilizzarlo.
Nella teoria OI è il modello di business stesso che determina quali siano le informazioni esterne da portare all’interno e quali le informazioni interne trasferibili all’esterno.
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