Oggi Pietro Ichino sul Corriere della Sera pubblica una Lettera sul lavoro in cui solleva per l’ennesima volta il problema del lavoro nel nostro Paese.
La principale innovazione del capitalismo moderno fu la trasformazione in merce non degli uomini, come era nello schiavismo e nella servitù della gleba, ma del loro lavoro, estratto da essi e venduto sul mercato dove può essere utilizzato razionalmente ricavandone surplus (Giorgio Ruffolo “Il capitalismo ha i secoli contati”).
Il problema principale di tutti i modelli economici è la piena occupazione.
Non è possibile tendere ad una qualsiasi economia sostenibile senza prevedere forme alternative, rispetto di gestione del rapporto del lavoro.
E’ il profitto che genera lavoro, ma è il meccanismo con cui viene prodotto il profitto che porta alla disoccupazione al di la della quantità di profitto generato.
Il Presidente Barack Obama promuove una nuova legge per il sostegno delle piccole imprese così da sostenere il futuro dell’economia Americana. La proposta che sarà portata al Senato nelle prossime settimane prevede di destinare 30 miliardi di dollari alle piccole imprese (NB non si parla nè di grandi nè di medie imprese) destinati originariamente dal piano TARP al sostegno di Wall Street!
Che cosa faranno con questi 30 miliardi di dollari? Sosteranno le piccole imprese che creano lavoro incentivando le assunzioni, finanzieranno il credito tramite le piccole banche locali, offriranno credito di imposta per le plusvalenze investite, metteranno a disposizione del credito tramite la SBA, chiedendo la presentazione di business plan …
Lo sviluppo e l’innovazione passa attraverso la nascita di piccole imprese.
I believe a key part of that foundation is America’s small businesses – the places where most new jobs begin.
These companies represent the essence of the American spirit – the promise that anyone can succeed in this country if you have a good idea and the determination to see it through. And every once in awhile, these ideas don’t just lead to a new business and new jobs, but a new American product that forever changes the world. After all, Hewlett Packard began in a garage. Google began as a simple research project.
Government can’t create these businesses, but it can give entrepreneurs the support they need to open their doors, expand, or hire more workers.
Mr. Ray Anderson è un imprenditore di successo, la sua azienda è leader nel mercato mondiale nella produzione e vendita di moquette.
Circa 15 anni fa Ray ha iniziato la conversione della sua azienda, da intensa consumatrice di petrolio ed energia, in una impresa a basso impatto ambientale (tendente a zero) e quindi a sviluppo sostenibile.
Ray dice, se l’ho potuto fare io, che ho un prodotto ad intenso uso di petrolio, lo possono fare tutti!
Nel suo intervento al TED afferma spietatamente: “… le imprese ed il business sono tra i maggiori responsabili del declino della biosfera” il suo esempio dimostra che è possibile per ogni impresa andare verso una economia sostenibile prendendo dalla terra solo ciò che può essere rinnovato naturalmente e rapidamente.
Il passaggio ad un modo sostenibile di fare impresa è stato possibile grazie all’impiego tecnologie innovative ma soprattutto ad una mentalità aperta e positiva.
Ray ha fatto della sostenibilità un business, un orgoglio per se stesso e per gli uomini che lavorano con lui.
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on 2 febbraio 2010, 15:55,
by Gilberto Romboli,
under economia.
Il Presidente Barack Obama si prepara a dare una spallata all’economia americana, si tratta di quello che lui stesso ha chiamato “Piano Volcker “. Paul Volcker è un suo consigliere economico.
Chi è interessato a quanto ha detto il Presidente può guardare il filmato della conferenza stampa.
Da parte mia vorrei far notare una frase pronunciata dal Presidente che è la chiave di volta del modello economico che soppianterà quello odierno:
“The American people will not be served by a financial system that comprises just a few massive firms. That’s not good for consumers; it’s not good for the economy. And through this policy, that is an outcome we will avoid.”
Essere in balia di poche imprese di massa non va bene per i consumatori e per l’economia.
Ritengo che questo principio sia applicabile non solo alle imprese finanziarie, quelle a cui si riferiva Barack Obama, ma anche alle super multinazionali che oggi impongono gli stili di vita e impediscono maggiori opportunità per tutti noi.
Attenzione: si tratta di una rivoluzione che mina l’attuale sistema.
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on 31 gennaio 2010, 17:14,
by Gilberto Romboli,
under economia.
Il valore della moneta si deprezza nel tempo, questo principio è acriticamente accettato così come, per esempio, facciamo per la legge di gravità.
Quando una economia cresce sale anche l’inflazione a causa della maggiore richiesta di moneta commisurata al maggior quantitativo di prodotto disponibile al mercato.
La crescita è associata all’aumento demografico, e al reddito pro capite, che spinge la produzione, si tratta di una crescita quantitativa, un numero maggiore di beni per una fascia più larga di popolazione.
La crescita dell’economia è associata ad un aumento dei costi che sono, in una economia a concorrenza perfetta, in equilibrio tra disponibilità di denaro per l’acquisto e risparmio da destinare ai futuri investimenti.
Il rendimento atteso dall’investimento deve essere, ovviamente, superiore al tasso di inflazione e quindi al tasso di sconto, che come sappiamo, in una economia in crescita, è maggiore di zero. Si tratta di un cane che si morde la coda, l’economia cresce, i tassi crescono così come i rendimenti.
Il meccanismo dell’interesse composto è una condanna ad una forsennata crescita (vedi il grafico) pena la disoccupazione e problemi sociali.
Dovremmo trovare un sistema che non sottenda la regola che un euro domani valga meno di un euro oggi.
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on 28 gennaio 2010, 22:59,
by Gilberto Romboli,
under economia, green economy.
Nel 1930 John Maynard Keynes scriveva: “Negli ultimi tempi ci troviamo a soffrire di una forma particolarmente virulenta di pessimismo economico. E’ opinione comune, o quasi, che l’enorme progresso economico che ha segnato l’Ottocento sia finito per sempre; che il rapido miglioramento del tenore di vita abbia imboccato, almeno in Inghilterra, una parabola discendente; e che per il prossimo decennio ci si debba aspettare non un incremento, ma un declino della prosperità.
A mio avviso si tratta di un fraintendimento molto vistoso di quanto ci accade intorno. Scambiamo per reumatismi quelli che in realtà sono disturbi della crescita, e in particolare di una crescita troppo veloce.” ( da “Possibilità economiche per i nostri nipoti”)
Diversamente da quanto si poteva registrare nel 1930 oggi siamo di fronte alla presa di coscienza dei limiti di uno sviluppo fondato sul consumo di materie prime non rinnovabili utilizzate per produrre secondo obiettivi che premiano la quantità e non qualità.
Non c’è pessimismo economico per la “green economy”.
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on 12 gennaio 2010, 09:04,
by Gilberto Romboli,
under Innovazione, Management.
Per coloro che vogliono intraprendere la strada dell’innovazione ed avere successo non basta più sviluppare prodotti o processi innovativi, ma occorre anche predisporre nuove modalità di approccio al mercato e al consumatore.
Una modalità interessante è quella di sviluppare reti solidali tra imprese, dipendenti e clienti.
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on 8 gennaio 2010, 06:00,
by Gilberto Romboli,
under economia.
Perché gli economisti hanno ignorato i limiti fisici delle risorse ambientali? L’errore è talmente macroscopico da lasciare molti dubbi sulla loro effettiva buona fede in particolare se riflettiamo sul fatto che la scienza economica è stata basata sul concetto di scarsità.
A mio parere gli economisti non hanno voluto introdurre il computo della perdita del valore d’uso derivante dalla distruzione di materia prima non rinnovabile quali il carbone o il petrolio per non attribuire al modello capitalista responsabilità sociali.
I prodotti costruiti utilizzando le materie prime non rinnovabili vengono ancor oggi capitalizzati al costo di produzione senza valorizzare sia la loro progressiva rarefazione sia i danni che producono all’ambiente. Si tratta di una rapina all’uomo di oggi ma sopratutto a quello delle prossime generazioni.
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on 7 gennaio 2010, 06:00,
by Gilberto Romboli,
under economia.
Gli economisti hanno ignorato di porre, nello sviluppo dei loro modelli, una condizione al contorno fondamentale, la questione della finitezza dei beni ambientali che oggi definiamo come questione ambientale.
Perché? Nei prossimi articoli la risposta!
Thomas Robert Malthus fu l’unico economista ad introdurre il concetto dei limiti naturali, nel 1798 pubblicò “An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society” in cui richiamava l’attenzione sulla prospettiva della scarsità. All’epoca fu vivacemente contestato in particolare quando sosteneva che l’incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente penuria di generi di sussistenza per giungere all’arresto dello sviluppo economico, poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità di alimenti, che crescono invece in progressione aritmetica (teoria questa che sarà poi ripresa da altri economisti per teorizzare l’esaurimento del carbone prima, e del petrolio dopo).
Un altro economista eretico fu Georgescu Rogen il quale faceva notare come “…l’economia è inserita nel più vasto contesto della biologia non attraverso relazioni meccaniche reversibili, come accade nei modelli matematici, ma attraverso relazioni dinamiche irreversibili nel tempo” (da Il capitalismo ha i secoli contati di Giorgio Ruffolo).
Queste valutazioni hanno una importanza fondamentale per il futuro delle nostre imprese perché è ragionando in base a questi criteri che è possibile un futuro al di là della crisi attuale .
Il modello di business che sposa la visione di Malthus e di Georgescu Rogen consentirà, a chi è in grado di metterlo in pratica, un enorme vantaggio competitivo. Non occorre semplicemente sostituire i prodotti della economy con quelli della green economy occorre pensare ad un modello di business che presenti un rapporto con il mercato diverso da quello che conosciamo.
Il saggio ha molti meriti, fra questi il mettere a fuoco l’annoso problema del lavoro femminile ma sopratutto il suo sfruttamento, la donna lavora ogni giorno 80 minuti in più dell’uomo.
Leggendo il libro ci si accorge che il discrimine tra l’uomo e la donna è il tempo a disposizione da poter dedicare all’attività lavorativa esterna alla casa, la donna italiana infatti assume, (per ragioni culturali) maggiori responsabilità domestiche il che la porta ad essere “fuori mercato”.
Il saggio dei due professori pone l’accento sulla sulla qualità di come si impiega il tempo essendo questo il parametro della produttività.
Il modello economico capitalista si incentra sulla quantità per tutti e sulla qualità per pochi, lo stesso principio vale nelle attività lavorative dove però il minimo comune denominatore è l’elevata quantità di ore da dedicare al lavoro.
Il nuovo paradigma economico potrebbe essere cercare un modello che consenta di raggiungere obiettivi di qualità della vita (lavorare meno) e dei prodotti per tutti? Perché non dovrebbe essere possibile?